Il malato non è immaginario

Il default americano non ha nulla a che vedere con quello greco, forse sarà evitato – se non basterà lo spirito bipartisan del Congresso ci penserà il presidente – ma è l’ultima rappresentazione di una crisi che non è mai stata curata, e che quindi non guarisce. I dati della crescita americana parlano chiaro: unovirgolatre per cento (si riferisce al secondo trimestre, è un tasso annualizzato), un valore che persino nello scattante Regno Unito sarebbe da leccarsi i baffi ma che per l’America è molto al di sotto delle aspettative. Leggi Il taglio del rating preoccupa gli Stati Uniti più del default
16 AGO 20
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L’economia non riparte, e questo è preoccupante non soltanto perché aggrava un anno che si prospetta complicato – per la crisi europea e per via delle scadenze elettorali americane – ma mette in discussione tutto quel che è stato fatto finora. E’ possibile che dopo tanti stimoli, all’industria e alle banche (salvate e risalvate, mai di fatto risanate), l’economia sia ancora moribonda? E’ possibile che tutte le iniezioni di liquidità, le tranche di aiuti e le altre armi pesanti messe in campo dall’esercito congiunto Casa Bianca-Fed si siano rivelate inefficaci? Più passa il tempo, più la risposta è: sì, è possibile. Ma senza crescita non si può né rilanciare le economie né ristrutturare i debiti. E qui si ritorna al problema attuale. Ieri Barack Obama ha chiesto al Congresso di arrivare a un accordo bipartisan: la proposta dello speaker della Camera Boehner è in continua disputa (e lui ci sta rimettendo la carriera in questa fine di luglio così indisciplinata tra i banchi repubblicani) e il presidente chiede di smetterla con le liti, il tempo passa e la scadenza del 2 agosto è troppo vicina, lo spettacolo è deprimente, facciamo vedere che sappiamo essere uniti e rassicuriamo il mondo sulla tenuta dell’America (al solo prospettarsi della cosa, le Borse hanno avuto sussulti positivi).
In questo modo i liberal radicali – quelli che “dobbiamo salvare il mondo” contro gli impostori repubblicani, come ha detto l’ineffabile Nancy Pelosi – e i Tea Party potrebbero continuare a rumoreggiare all’infinito, ma Obama e Boehner riuscirebbero a rimettersi in piedi. Il compromesso non è sicuro, e tra le alternative ci sarebbe anche un’opzione nucleare del presidente, il quale potrebbe decidere unilateralmente di alzare il tetto del debito (lo prevede la Costituzione, hanno scritto due giuristi sul New York Times). Obama vuole l’accordo bipartisan – ha chiesto ai cittadini di chiederlo anche loro, tramite Twitter o contattando il Congresso, l’ultima volta che l’ha detto i siti sono andati in tilt, è la politica economica dal basso, bellezza – e agita lo spauracchio del downgrading da parte delle agenzie di rating. Ma questo non è l’accordo di lungo periodo che il presidente auspicava all’inizio, e di questo passo il malato americano resterà fragile. Altre cure ci sarebbero, ma ci vuole la volontà di metterle in pratica.